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Le nuove sfide educative 2

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Servizi per l'infanzia: ci vuole un'intera comunità educante per sostenerli

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Nella seconda puntata del ciclo di eventi live “Le nuove sfide educative” abbiamo parlato dei servizi educativi per l'infanzia e di come sia possibile renderli sostenibili, garantendo un'offerta adeguata al bisogno delle famiglie e accessibile a tutti.


Il secondo appuntamento con le nuove sfide educative è andato live su Facebook martedì 6 ottobre, alle 18.00. Leggi la sintesi della puntata »

 

 

 

I contenuti che seguono sono una sintesi di quanto emerso dalla discussione con: Giuliana Baldassarre, Docente SDA Bocconi - Area No Profit; Simona Rotondi, Vice Coordinatrice Attività Istituzionali Con i Bambini; Aldo Garbarini, Presidente Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, Gruppo CRC (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza); Massimo Arioli, Business Unit Director di Prénatal.
Il live talk, moderato da Fabio Colombo di Le Nius, ha incluso anche due racconti dal campo, con protagoniste Stefania Guccione, Presidente Cooperativa Pueri di Palermo, e Sonia Pedretti, Presidente Cooperativa Fraternità Impronta di Marcheno (BS).
Le testimonianze sono state introdotte da Serena Sartirana, Ufficio Progetti Mission Bambini.

La premessa e la domanda di partenza

In Italia, i servizi per l'infanzia sono insufficienti al bisogno: secondo i dati Istat, l'offerta di posti in asili nido risponde solo al 25% della popolazione di bambini di 0-3 anni.

Al problema dell'accessibilità si aggiunge quello dei costi: le famiglie con reddito medio basso si trovano spesso in difficoltà nel pagare la quota mensile richiesta.

Se questi problemi caratterizzavano il settore già prima del 2020, la pandemia ha acuito le difficoltà, aumentando il numero di famiglie in condizioni economico-sociali precarie. Oggi, la sfida è quindi quella di rendere i servizi all'infanzia accessibili, inclusivi, comunitari e sostenibili.
Come raggiungere questo obiettivo è stata la domanda di partenza del dibattito.


I servizi per l'infanzia durante la pandemia

I servizi per l'infanzia dedicati alla fascia dei bambini di 0-3 anni sono forse la parte più trascurata dell'educazione e la risposta delle istituzioni con l'arrivo della pandemia ne è stata una dimostrazione.

Le autorità hanno infatti reagito in ritardo in questo ambito, mettendo in difficoltà i gestori, che non sapevano se e come riavviare i servizi. Numerose famiglie sono ricorse a soluzioni alternative che, seppure temporanee, hanno finito per prolungarsi per svariati mesi. Molti asili nido, in mancanza di un supporto da parte delle istituzioni, non hanno potuto fare altro che sospendere i servizi.

Le differenziazioni territoriali

La situazione emergenziale ha reso le problematiche preesistenti ancora più ardue. Se la media nazionale indica che un bambino su quattro riesce ad accedere agli asili nido, questo dato nasconde la forte differenziazione territoriale che caratterizza i servizi all'infanzia da ben prima della pandemia: in alcune regioni del Sud Italia, solo 1 bambino su 10 ha la possibilità di accedere agli asili nido.

Nel 2002 il Consiglio Europeo ha stabilito che gli Stati membri devono impegnarsi a garantire a 33 bambini residenti su 100 (il 33%) un posto negli asili nido. Nonostante siano passati 18 anni, solo cinque regioni italiane hanno raggiunto l'obiettivo: Valle d'Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana, Trentino Alto Adige.
Addirittura sotto la percentuale del 10% si trovano Sicilia, Campania e Calabria.

Il divario territoriale non riguarda solamente l'accessibilità ai servizi educativi, ma anche una forte differenza negli standard qualitativi relativi all'organizzazione e alla gestione, che variano notevolmente tra regioni e tra città all'interno della stessa regione. Tra le sfide c'è quindi anche la necessità di uniformare gli standard nel territorio.

Lo sapevi che...
Proprio in risposta alla carenza di servizi educativi per la prima infanzia nel nostro Paese, dal 2006 la nostra Fondazione ha avviato o ampliato più di 100 asili o spazi gioco su tutto il territorio nazionale, con un’attenzione particolare al Sud Italia.

 

La sostenibilità dei servizi

Le difficoltà economiche dei servizi per l'infanzia, spesso dipendenti da finanziamenti di bandi e donazioni filantropiche, non sono certo una novità del 2020.

Un tema fondamentale è da sempre quello della sostenibilità: come garantire che un progetto non si esaurisca con il termine del finanziamento, ma sia invece in grado di autorigenerarsi?

Questo circolo virtuoso, oltre a costituire una soluzione al problema della sostenibilità economica, è essenziale per consentire l'accessibilità al servizio da parte delle famiglie a medio-basso reddito.

Invece di una visione a breve termine sulle risorse disponibili, il punto di partenza per stimolare una sostenibilità è adottare un'ottica di lungo periodo e di integrazione rispetto ai diversi attori (filantropia, terzo settore, educatori) che concorrono al finanziamento del servizio.
Questo cambiamento di prospettiva è finalizzato a un'apertura del servizio a diverse collaborazioni che coinvolgano le imprese, gli enti filantropici e le istituzioni, nell'idea che ci sia un obiettivo comune da raggiungere.

Nei servizi sostenuti dalla nostra Fondazione, ad esempio, 1 bambino su 4 ha accesso al servizio gratuitamente o con retta agevolata. È il modello del “nido di comunità”: pronti ad accogliere anche (ma non esclusivamente) situazioni di fragilità economica e sociale, questi servizi valorizzano il volontariato, puntano sulla raccolta fondi, sono aperti al territorio e rivolgono servizi aggiuntivi ai genitori.

Un altro esempio è l'asilo aziendale: l'impresa, nell'ottica di un welfare aziendale, fornisce lo spazio, contribuendo al benessere dei suoi dipendenti e della comunità e alla sostenibilità del servizio educativo.

Inoltre, la motivazione e il coinvolgimento di educatori e insegnanti sono un importante motore per l'attivazione di un processo virtuoso: per garantire la sostenibilità di un servizio che sia in grado di rigenerarsi, anche la comunità educante, insieme agli utenti, va continuamente sostenuta e coinvolta.

 

Costruire una comunità

Strettamente connessa alla sostenibilità dei servizi educativi è la costruzione di una comunità territoriale.

Durante il lockdown abbiamo potuto assistere a numerosi gesti di solidarietà che hanno rinsaldato il legame comunitario dei territori. Ad esempio, in alcuni asili nido le famiglie ad alto reddito hanno contribuito maggiormente alle quote mensili, in modo tale da consentire anche ai bambini con genitori meno abbienti di poter continuare a frequentare il nido.

Questo esempio dimostra l'importanza che può assumere la creazione di una comunità che valichi i confini ristretti del servizio, aprendosi ai diversi attori del territorio circostante: famiglie, istituzioni, imprese, altri servizi.

Una rete territoriale vivace non si limita ad attirare finanziamenti, ma può fornire importanti contributi umani e sociali anche provenienti dalle imprese, spesso interessate a fornire servizi, competenze, network, reputazione, know-how.

Combattere la povertà educativa, garantire una crescita sana ai bambini, consentire alle famiglie di conciliare vita familiare e lavorativa sono obiettivi comuni a tutti; se si raggiungono, tutta la comunità ne beneficia, non solo il singolo bambino o il singolo servizio.

Per questo tutta la comunità deve essere coinvolta, con tutte le risorse che può mettere in campo: economiche, professionali, sociali, educative. È questa la migliore strada per la sostenibilità dei servizi, specie là dove il rapporto diretto tra servizio e famiglie non può bastare a sostenere il servizio stesso.

Certo, anche la politica deve giocare un ruolo determinante. Per molto tempo la fascia 0-3 anni è stata trascurata dalle politiche e solo recentemente si è assistito, in alcuni casi, a un cambio di rotta. Questo cambio di rotta deve essere più deciso, accelerato e diffuso su tutto il territorio nazionale.