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Le nuove sfide educative 3

Facebook Live Le nuove sfide educative 3

Dalla fragilità alla coralità: il ruolo dell'educatore in tempo di pandemia

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Nella terza puntata del ciclo di eventi live “Le nuove sfide educative” abbiamo parlato di come cambia il mestiere di educare in tempi di pandemia e di quali nuove competenze sono richieste a educatori e insegnanti.


Il terzo appuntamento con le nuove sfide educative è andato live su Facebook martedì 13 ottobre, alle 18.00. Leggi la sintesi della puntata »

 

 

 

I contenuti che seguono sono una sintesi di quanto emerso dalla discussione con: Eraldo Affinati, scrittore e insegnante; Monica Guerra, docente di pedagogia dell’infanzia e coordinatrice dei servizi educativi dell'Università degli Studi di Milano Bicocca; Marco Martinetti, formatore e consulente della cooperativa Vedogiovane di Arona (NO). 
Il live talk, moderato da Fabio Colombo di Le Nius, ha incluso anche due racconti dal campo, introdotti da Vincenzo Walsh, dell'Ufficio Progetti Mission Bambini: protagonisti Manuel Gentile, ricercatore del CNR e partner del progetto Stringhe della Fondazione, e Raffaella Fuso, volontaria di Mission Bambini.

Dalla fragilità alla coralità

“La scuola è l’intensificazione dell’esistenza” ha affermato nel live talk lo scrittore Eraldo Affinati: ciò che una società vive riverbera inevitabilmente in tutto ciò che è educazione. Perché l'educazione non è solo un ambito della vita: è la vita stessa, che è fatta di relazione e di apprendimento.

Ecco che allora quel grande sentimento condiviso di fragilità generato dalla pandemia non può che traboccare anche nell’educazione, generando un senso di smarrimento e insicurezza nei lavoratori del settore.

Come agire di fronte a questa situazione epocale? Partendo da ciò che unisce.
In questa situazione inedita, di grandissima fragilità appunto, abbiamo assistito anche alla diffusione di un sentimento di fraternità e di coralità. Ed è proprio sulla positività di questo sentire comune e sulla condivisione delle incertezze che gli educatori e gli insegnanti dovrebbero appoggiarsi per ripartire.

Tutti, infatti, i bambini come gli adulti, stanno vivendo un tempo di paure. Queste paure non vanno rimosse o mascherate, ma anzi condivise e messe in scena. Anche le paure di insegnanti ed educatori: la paura nell'adulto non va percepita come debolezza, perché al contrario può permettergli di entrare in contatto con l'emotività dei bambini.
La condivisione della paura tra bambini e insegnanti, da presunto elemento di precarietà, può quindi diventare la base di una relazione autentica nella quale l'insegnante mostra la sua emotività e le sue incertezze.

Si tratta di uno dei più grandi insegnamenti che la pandemia potrebbe lasciare a educatori e insegnanti: la relazione educativa può solo arricchirsi se anche noi mettiamo in gioco la nostra emotività, rischiando qualcosa di noi stessi.

La migliore sintesi è rappresentata proprio dal concetto di coralità: solo insieme, mettendo in risalto ciò che ci tiene uniti, potremo affrontare questa inedita situazione e creare modalità innovative di relazione e di didattica.
Il detto latino mors tua vita mea va capovolto per sottolineare che invece, nel mondo della pandemia, l'attenzione agli altri è la salvezza di noi stessi: vita tua vita mea.


Generare spazi di ascolto e riflessione

Avendo alle spalle mesi di difficoltà didattica, relazionale, organizzativa, gli insegnanti e gli educatori stanno vivendo un momento di ansia, nel quale sentono di doversi affannare per recuperare il tempo perso durante i mesi di lockdown.

C’è il rischio di essere travolti dalla velocità. Gli educatori, gli operatori e gli insegnanti che durante il lockdown sono riusciti a innovare sono quelli che si sono ritagliati un momento di sospensione in tutta questa fretta, senza perdere di vista i bisogni dei ragazzi e il senso ultimo dell'educazione.

Quando i cambiamenti sono così repentini, l’istinto è quello di fare, fare, fare. Ma riflettere è spesso la chiave per essere proattivi dentro questi cambiamenti, e non subirli.

Oltre alla riflessione, anche l’ascolto è decisivo. Abbiamo bisogno di elaborare e condividere quello che abbiamo passato e quello che sta succedendo.

In questo senso, il compito di chi educa rimane lo stesso che aveva prima della pandemia: generare spazi d'ascolto, in cui i ragazzi e i bambini possano comunicare pensieri, emozioni, difficoltà e paure, senza che i docenti abbiano la fretta di recuperare il programma lasciato indietro.

 

La componente tecnologica

Lo sconvolgimento della didattica ha riguardato numerosi aspetti, ma certamente quello tecnologico è stato particolarmente travolgente. All’improvviso tutti gli insegnanti e gli educatori, all’unisono con tutti i bambini e le loro famiglie, si sono trovati a dover gestire relazioni educative a distanza mediate da strumenti tecnologici.

Questa improvvisa accelerazione tecnologica è un fattore positivo, di cui può beneficiare tutto il sistema. Tuttavia, acquista senso solo in relazione alle metodologie educative che si adottano. L’obiettivo non è utilizzare lo strumento più avanzato, ma trovare le giuste modalità nell'ottica del mantenimento e dell'arricchimento della relazione. La tecnologia non è la soluzione e non può sostituire la relazione in presenza, ma con un'alfabetizzazione agli strumenti digitali essi possono diventare un'importante integrazione della relazione.

Anche l’impegno della nostra Fondazione va in questa direzione: oltre a donare tablet e strumentazione informatica a studenti di famiglie fragili, abbiamo avviato interventi per formare insegnanti ed educatori. L’obiettivo è aiutarli ad acquisire le competenze necessarie a gestire il mutamento in atto, sotto tutti i profili: didattici, tecnologici, sanitari e anche psicologici. 

Vuoi aiutare educatori e insegnanti ad acquisire nuove competenze?
#RidisegniamoLaScuola insieme!


L’altro aspetto dirompente della digitalizzazione del settore è che la scuola, e l’educazione in generale, è entrata nelle case delle famiglie. La didattica ha valicato i confini della scuola evidenziando l'eterogeneità tra le famiglie dei ragazzi. In questa situazione, i genitori sono stati chiamati ad assumere un ruolo di maggiore corresponsabilità nei confronti dell'educazione dei figli e, al tempo stesso, gli insegnanti sono stati per la prima volta obbligati a prestare particolare attenzione ai singoli contesti familiari.
Questo cambia il lavoro dell’insegnante perché la didattica, seppur sempre rivolta a bambini e ragazzi, si svolge alla presenza, nel setting, anche dei genitori. La famiglia, già prima componente chiave del sistema dell’educazione, diventa quindi un alleato educativo imprescindibile.
Di famiglie parleremo approfonditamente nella quarta diretta, martedì 20 ottobre.

 

Innovazione didattica: outdoor education e robotica

La pandemia sembra aver generato una rivalutazione generale delle metodologie educative. Certe esperienze fino a poco fa marginali, come l'insegnamento a casa o quello all'aperto, hanno acquistato interesse. Tuttavia, va detto che non esiste un periodo storico nel quale le metodologie didattiche prevalenti non siano state messe in discussione e non ci sia stata una critica della scuola vigente. Esistono momenti più inclini al cambiamento e questo è certamente uno di quelli: la pandemia ci ha condotti a una situazione fertile, in cui le esperienze di innovazione hanno la possibilità di emergere e portare contributi.

Sempre di più oggi si parla, ad esempio, di outdoor education, la didattica condotta in spazi esterni. Dalle scuole all'aperto agli asili nel bosco sono tante le esperienze già in atto diffuse su tutto il territorio italiano. Se “l'esterno” è sempre stato concepito come luogo più esposto e pericoloso, la pandemia ha portato ad un capovolgimento della situazione. Oggi gli spazi esterni sono maggiormente protetti, più al sicuro da una potenziale diffusione del virus e mostrano così un nuovo volto.

L'outdoor education non è tuttavia solo una risposta contingente all'emergenza, ma un progetto di lungo termine, che ha l'obiettivo di far sviluppare nei ragazzi e nei bambini un rapporto diretto con il mondo esterno basato sulla confidenza, sulla scoperta dello sconosciuto e del diverso e sulla gestione della paura.

pInformarsi e studiare le buone pratiche esistenti è la prima mossa da fare per quegli insegnanti ed educatori che vogliono sperimentare attività educative all’aperto. E poi provare. Provare a portare fuori bambini e ragazzi e osservare ciò che succede, come reagiscono, quali nuove competenze sviluppano. Fuori, peraltro, non significa necessariamente uscire al parco, o in città, ma basta come primo esperimento andare fuori dalla porta della scuola, anche solo in cortile.

Tra le innovazioni didattiche, un'altra esperienza interessante è la fusione tra roboting e psicomotricità, che la nostra Fondazione sta sperimentando con i ricercatori del Centro Nazionale di Ricerca (CNR). Il progetto “Stringhe - piccoli numeri in movimento”, condotto in tre scuole delle periferie di Milano, Napoli e Catania, vuole unire due aree educative spesso viste in contrasto: tecnologia e sport.
Nato dal contesto teorico del pensiero computazionale, il progetto elaborato dai ricercatori del CNR con Mission Bambini punta ad ampliare l'area di applicazione di questo concetto all'educazione, ridefinendolo per le attività didattiche. La sperimentazione sta mettendo in luce gli effetti benefici di questa metodologia integrata sullo sviluppo psicofisico, cognitivo e sociale dei bambini.

La strada da percorrere è quindi educare alla coralità, puntando anche su metodologie didattiche innovative (come quelle che utilizzano la tecnologia) o su metodologie fino ad ora poco praticate (come l’educativa all’aperto). Senza dimenticare di dare voce e ascolto ai vissuti, non solo di bambini e ragazzi, ma anche degli adulti.